Sicilia: alla scoperta dei tesori di Morgantina

Se siete degli appassionati di storia e archeologia e state programmando le vostre vacanze in Sicilia, vi porto alla scoperta di Morgantina. Protagonista di ritrovamenti, trafugazioni e recuperi rocamboleschi di reperti dal valore inestimabile, come la Dea di Morgantina e la Testa di Ade, oggi esposti nel Museo di Aidone, Morgantina è oggi uno dei siti archeologici di maggior prestigio della storia greca classica in Sicilia.



Quando pensiamo alla Sicilia, ci vengono subito in mente le vacanze e il mare. Ma la Sicilia è molto di più perchè possiede un patrimonio storico, artistico e culturale immenso che vale la pena di essere conosciuto. Non a caso il turismo di massa sceglie di trascorrere le vacanze in Sicilia in qualsiasi periodo dell'anno, scoprendo città d'arte come Palermo, Catania o Siracusa oppure siti meno conosciuti, come antichi castelli, masserie, musei dai mille tesori nascosti, che sorgono nell'entroterra dell'isola.
Tra le mete di vacanza in Sicilia con bambini, ad esempio, ci sono moltissime aree archeologiche di grande interesse che uniscono il piacere di visitare luoghi poco noti al valore culturale e storico che rappresentano. Uno di questi è senza dubbio Morgantina, oggi uno dei siti ellenistici di maggior pregio in Sicilia, da visitare insieme al Museo di Aidone che ne custodisce alcuni dei tesori più importanti: la Dea di Morgantina e la Testa di Ade.
Visitati entrambi qualche anno fa, vi porto con me in uno splendido viaggio nel tempo.

Morgantina: dalle origini al declino

I resti oggi visibili della città risalgono all'epoca classica di Morgantina sotto la dominazione greca,   concentrata nella cittadella che sorge sull'altipiano di Serra Orlando. Ma l'origine di Morgantina è ancora più remota. Già in epoca preistorica la zona intorno alla Serra era abitata fin dall'età del bronzo (vi sono alcune testimonianze conservate nel Museo di Aidone) da una comunità di Morgeti guidati dal re Morges provenienti dalla penisola italiana (a cui si deve il nome di Morgantina).
Con l'arrivo dei Greci in Sicilia, Morgantina, già centro piuttosto fiorente dell'entroterra, fu facile preda dei conquistatori provenienti dalla colonia di Gela, i quali distrussero l'antica Cittadella ed edificarono una nuova città sul modello delle poleis greche. Per secoli sotto l'egemonia siracusana, fu conquistata in seguito dai Romani, a cui seguì un lento ma inesorabile declino. Fu solo nella metà degli anni Cinquanta che, seguendo le descrizioni degli storici latini e greci Tito Livio e Strabone, alcuni archeologi dell'università di Princeton riuscirono a localizzare e ad identificare l'antica città ellenica di Morgantion e a portare alla luce le rovine di una metropoli sepolta.

Sito Archeologico di Morgantina: come arrivare e cosa vedere

Il sito archeologico di Morgantina si trova nel comprensorio tra Enna e Catania, a 5 km dalla cittadina di Aidone. Nascosta in una vallata circondata da un paesaggio collinare che in estate si ricopre dei colori più fulgidi della terra (dall'ocra rossa al giallo oro dei campi coltivati a grano, al verde smeraldo dell'erba selvatica), vi si accede attraverso un lungo viale pavimentato in pietra locale, dopo aver lasciato la strada statale 288.
Il sito è situato in contrada Serra Orlando.
Al termine del lungo viale si arriva al parcheggio (libero): qui si lasciano le automobili e si prosegue a piedi per qualche metro fino alla biglietteria e all'ingresso principale.

Sito archeologico di Morgantina: vista sul teatro, l'ekklesiasterion, il macellum e il santuario

Appena entratti nell'area archeologica, un cartello avverte che ci troviamo nello Stenopos principale, cioè nel viale che conduce al Quartiere Ovest dove un tempo si affacciavano le ville residenziali e che si estende per un km a piedi o poco più. Superata la Casa dell'Ufficiale, di cui resta la vasta area delle mura perimetrali, si scende per la collinetta che nasconde alla vista la grande vallata sottostante.

Morgantina, Teatro

Morgantina appare all'improvviso: grande, immensa e come immortalata in una tela impressionista.
Sulla sinistra, il teatro ad emiciclo domina l'Agorà, il centro nevralgico della polis. Il teatro di Morgantina è l'unico ad aver subito un restauro completo delle gradinate, in cima alle quali è possibile avere un colpo d'occhio notevole su tutta la città e sulle collinette vicine.
Nello spiazzo antistante si affacciano gli edifici più importanti e la piazza principale del sito: i resti del Santuario dedicato alle divinità ctonie e l' Ekklesiasterion, una grande gradinata a forma di trapezio in cui si riuniva l'assemblea cittadina.
Poco distante il Macellum, il mercato coperto, unica testimonianza di epoca romana.

Santuario delle Divinità Ctonie, Morgantina

Proseguendo verso sud-est si arriva alle rovine dell'antica fornace, una delle più grandi dell'epoca, in cui venivano realizzati vasi e statue di terracotta anche di grosse dimensioni, vista la mole dei forni sotterranei. Rimane ancora la sabbia cristallizzata dalle alte temperature, come se la fornace non si fosse mai spenta. A seguire, i resti dei Granai pubblici, con antichi forni in ceramica.

Una delle grandi fornaci di Morgantina

Sulla parte superiore, che si estende sulla collinetta a ridosso della città, sorgevano gli edifici pubblici e le case più sfarzose, tra le quali quella detta "di Ganimede", di cui resta a testimonianza un mosaico raffigurante il ratto di Ganimede.
Poco distante, percorrendo lo stoà est (ciò che un tempo era un lungo colonnato), sorge la Fontana Monumentale: una grande vasca in arenaria dedicata alle ninfe, un tempo sormontata da un'Edicola (un piccolo tempio), oggi conservato al Museo di Aidone.
Impossibile elencare tutti gli edifici presenti in quest'area: ce ne sono a diecine e molti altri attendono di essere liberati dal manto di terra che li ricopre.

Rovine di alcune case patrizie di Morgantina

Percorriamo la Plateia, il lungo viale lastricato da grosse pietre e saliamo su per il lato opposto della collina, ammirando le ville, le colonne, i fregi e i capitelli abbandonati, immaginando quanta vita pullulasse per quelle strade e in quelle stanze di pietra. Arriviamo in cima e ritroviamo ancora i resti di belle ville patrizie, questa volta con qualche pavimento in mosaico ancora miracolosamente intatto, come quello della casa del Palmento.

Pavimento in mosaico della Casa del Palmento, Morgantina

Riprendiamo la strada sterrata e ripercorriamo la via verso l'uscita. Lungo la strada che ci porta al parcheggio, si intravedono le rovine della casa di Eupolemo, dove furono ritrovati i bellissimi Argenti, che ora andiamo ad ammirare al Museo Archeologico di Aidone.

Museo Archeologico di Aidone: cosa c'è da vedere


Il Museo Archeologico di Aidone è stato allestito nel 1984 nella seicentesca chiesa di San Francesco e nell'adiacente convento dei Cappuccini, e dista da Morgantina circa tre km. Salito alla ribalta nel 2011 dopo la restituzione della Dea di Morgantina, trafugata dai tombaroli del 1977 e venduta illegalmente (si scoprì poi) al Getty Museum di Los Angeles, si è arricchito di nuovi reperti anche in epoca recente, con la Testa di Ade e altri ritrovamenti in situ.
Il Museo si trova in via Torres Trupia (o Largo Torres Trupia), Aidone (EN).

Dopo un poderoso restauro, l'ex convento ospita oggi le sale espositive del museo, suddivise in due piani. La facciata in pietra del luogo mantiene l'aspetto austero e spoglio delle origini, conservando al suo interno ancora intatti gli arredi sacri dell'altare maggiore e della navata centrale, oggi sconsacrate e riqualificate in ingresso della struttura museale, dove è stata alloggiata la biglietteria.
Subito dopo si viene introdotti all'interno dell'antica chiesa di San Francesco, oggi adibita a sala conferenze, dove sono ancora conservati opere d'arte in legno e in terracotta raffiguranti la Madonna col Bambino, San Giovanni Evangelista e un Ecce Homo di ottima fattura settecentesca.

Il Museo di Aidone

Il Museo è costituito da diverse sale espositive che si affacciano sul chiostro, ben curato, nell'ala laterale. L'ordinamento delle sale e l'esposizione dei reperti segue un ordine cronologico e tematico, partendo dall'età del bronzo fino all'età ellenico-romana, grazie a una numerosissima collezione di reperti rinvenuti durante gli scavi di Morgantina fin dagli anni '50 ad opera delle università di Princeton e Virginia e poi sotto la soprintendenza di Siracusa, Enna e Agrigento.  

Piano Terra
Si articola in 5-6 sale espositive in cui sono raccolti i pezzi di maggior pregio della collezione di Morgantina. All'ingresso sono state poste delle enormi anfore che un tempo servivano per l'approvvigionamento di olio, acqua e vino. Alle pareti sono stati collocati antichi fregi che un tempo decoravano i templi e le terme, coadiuvati da pannelli esplicativi che fungono da introduzione al percorso museale che si sta per intraprendere.

La prima sala ospita una serie di teche in vetro che custodiscono gli oggetti più antichi rinvenuti a Morgantina e risalenti all'età del bronzo: utensili in selce, piatti e vasellame di terracotta di epoca preistorica.
Le due sale adiacenti ospitano dei veri tesori d'arte antica.
Nella prima sono esposti i famosi argenti di Eupolemo: una collezione di sedici pezzi tra piatti e scodelle d'argento del III-IV sec. a.C. con raffigurazioni in lamina d'oro di una fattura così unica ed originale che non trova paragoni. Oggetti destinati al simposio e a rituali sacri, ricchi di simbolismi e raffigurazioni di dei e personaggi della mitologia greca, facenti parte di una collezione privata ritrovata nella Casa di Eupolemo nell'area archeologica di Morgantina.

Gli Argenti di Eupolemo

Nella seconda sala è stata alloggiata l'Edicola, il piccolo tempietto che sormontava la Fontana Monumentale presente nell'Agorà di Morgantina. L'imponenza di ciò che resta rapportata con i resti ancora presenti nell'area archeologica rendono in minima parte ciò che realmente doveva essere questo monumento dell'antichità. Nella stessa sala sono esposti altri reperti interessanti come le vasche da bagno in terracotta, per niente dissimili da una Jacuzzi moderna, e fontanelle provenienti dalle Terme di Morgantina

Primo Piano
Le sale al piano di sopra ospitano i reperti più antichi, risalenti alla Grecia classica. Si accede da una scala che porta direttamente in cima alla chiesa da dove si può godere una vista dall'alto della navata centrale. In questo soppalco sono state collocate altre vasche da bagno e reperti in pietra provenienti dalle terme e dalle necropoli circostanti. Nelle teche in vetro sono custoditi innumerevoli utensili in osso, terracotta e bronzo: lucerne di terracotta, fibie in bronzo, oggetti in osso e vasellame e crateri di ogni dimensione, con pregevoli decorazioni che ancora conservano i colori originali dell'epoca.  Molte le statue fittili e i busti di donna raffiguranti le dee Persefone e Demetra, divinità centrali del culto di Morgantina.
Ma ad attrarre maggiormente l'attenzione dei visitatori sono due opere davvero uniche nel loro genere, unite dallo stesso destino e ritrovate in origine nella stessa area archelogica.

La Dea di Morgantina

 
Trafugata nel 1977, spezzata in 3 parti e venduta al miliardario americano Paul Getty per l'astronomica cifra di 20 milioni di dollari ed esposta dal 1988 al Getty Museum in California, la Venere o Dea di Morgantina, dopo anni di trattative tra l'America e il governo italiano, è tornata nella sua terra solo nel 2011.
La statua, alta ben 2 metri e 30, è stata collocata in una delle sale centrali del pian terreno, insieme agli Acroliti delle Dee Demetra e Kore.

La Dea di Morgantina

La statua, danneggiata in più parti, ha un aspetto imponente. L'abilità dello scultore, di chiara scuola fidiaca, è riuscita a rendere immortale nei secoli la sua aurea divina infondendole un carisma e un magnetismo che durano ancora nel tempo.
Colpisce in maniera significativa il drappeggio infinito delle sue vesti, scolpite in pietra calcarea, mentre la testa, il braccio e i piedi sono in marmo greco, non del luogo. Sebbene la sua posizione sia statica, il movimento del braccio proteso in avanti le attribuisce una parvenza di movimento, come se da un momento all'altro potesse avanzare verso lo spettatore con tutta la fierezza del suo status. La luce che accarezza il suo volto fa risplendere quasi impercettibilmente il finissimo marmo traslucido contribuendo a darle quella vitalità che sembra defluirle dall'interno.
Di attribuzione ancora incerta, ma più verosimilmente raffigurante la dea Persefone ( o Kore), divinità protettrice di Morgantina, la Venere di Morgantina è un esempio concreto di ciò che realmente provassero gli uomini del tempo al cospetto dei loro Dei...

La Dea, o Venere, di Morgantina viene attribuita a un allievo del grande scultore greco Fidia



La Testa di Ade

Stessa sorte è toccata alla Testa di Ade, trafugata anch'essa negli anni 70 e venduta al ricco magnate americano Maurice Tempelsman. Acquisita dal Getty Museum nel 1985, solo negli anni 2000 si cominciò a sospettare che la sua provenienza fosse proprio da ricondurre agli scavi di Morgantina. A rendere concreti i dubbi sulla sua provenienza fu il ritrovamento di un ricciolo blu nei magazzini del Museo di Aidone, identico ai riccioli della barba della Testa di Ade del Getty Museum (fino ad allora considerato una raffigurazione di Zeus). Dopo una serie di comparazioni che hanno dato esito positivo, la testa in marmo del dio degli Inferi è stata restituita al Governo Italiano ed è oggi uno dei pezzi più preziosi esposti al Museo Archelogico di Aidone.

La Testa di Ade conserva ancora i suoi colori originari: il rosso dei capelli, la linea nera degli occhi e il blu della barba

Ciò che rende particolare quest'opera è la conservazione dei colori originari, considerando che si tratta di una statua risalente al V-IV sec. a.C., e il dettaglio dei riccioli della barba, di un curioso colore blu, tale da soprannominarlo "Barbablù". Oggi è esposto in una delle sale principali, insieme agli Acroliti delle Demetra e Kore.

Morgantina e Museo di Aidone: orari e prezzi

Vi ho incuriosito? Se volete visitarli, ecco qualche informazione in più:

Biglietti
Biglietto unico: 6,00€
Biglietto ridotto: 3,00€
Biglietto cumulativo (museo + area archeologica): 10,00€
Ragazzi minori di 18 anni e adulti over65: gratis
Gratis ogni prima domenica del mese.
Orari
Tutti i giorni dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00

1 commento:

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